Doggy bag, 5 motivi per usarla e una novità (da sapere)

Sarà capitato almeno una volta di essere al ristorante e non riuscire a mangiare tutto quello che si è ordinato. In quel momento le possibilità sono due: farsi portare via il piatto con gli avanzi oppure chiedere un contenitore, una cosiddetta doggy bag. Una scelta che può salvare un pasto ed evitare lo spreco alimentare, che abbiamo già visto insieme essere un problema gravoso per il pianeta e il portafogli. 

Per entrare meglio in questo argomento, oggi scopriremo: che cos’è, cinque vantaggi di iniziare a usarla e una proposta di legge italiana per farla diventare una possibilità sempre più concreta. 

Pronti? Iniziamo!

 

Che cos’è una doggy bag

Una “doggy bag” è un termine inglese usato per descrivere un contenitore che viene fornito dai ristoranti ai loro clienti per portare a casa il cibo non consumato durante il pasto. Sebbene il termine suggerisca che il cibo sia destinato a un “cane” (da qui “doggy”), in realtà è per il consumo umano. L’idea è di ridurre lo spreco alimentare, permettendo ai clienti di godere del loro cibo anche dopo aver lasciato il ristorante. Questa pratica è comune in molti paesi, soprattutto negli Stati Uniti, e sta diventando sempre più accettata anche in altre parti del mondo come un modo responsabile di gestire le porzioni spesso abbondanti servite nei ristoranti.

5 vantaggi di utilizzare una doggy bag

L’uso della doggy bag presenta diversi vantaggi, sia per i consumatori che per l’ambiente. Ecco cinque pro significativi:

  1. Riduzione dello spreco alimentare: questo è forse il beneficio più evidente. Portare a casa il cibo non consumato riduce la quantità di cibo che altrimenti finirebbe nella spazzatura. Lo spreco alimentare è un problema globale con implicazioni ambientali, economiche e sociali; utilizzare doggy bag può contribuire a mitigarlo.
  2. Risparmio economico: pagando per un pasto al ristorante, i clienti spesso desiderano ottenere il massimo valore per i loro soldi. Portare a casa il cibo non finito permette di godere di un altro pasto senza costi aggiuntivi, estendendo il valore del denaro speso per il pasto originale.
  3. Riduzione dell’impatto ambientale: oltre a ridurre lo spreco alimentare, possono contribuire a diminuire l’impatto ambientale associato alla produzione, al trasporto e allo smaltimento dei cibi. Utilizzando i resti per un pasto successivo, si riducono le risorse necessarie per preparare nuovi pasti.
  4. Convenienza: portare a casa il cibo offre una soluzione pratica per i momenti in cui non si ha il tempo o la voglia di cucinare. Avere un pasto pronto e aspettare in frigorifero è estremamente conveniente, specialmente in giornate affollate o stanche.
  5. Promuove una cultura del rispetto del cibo: l’‘accettazione e l’incoraggiamento nel loro uso nei ristoranti possono contribuire a promuovere una cultura del rispetto del cibo. Riconoscere il valore del cibo e lavorare attivamente per ridurre gli sprechi può aiutare a instillare un senso di responsabilità e apprezzamento per le risorse alimentari.

La proposta di legge

E se questa possibilità fosse permessa per legge? Il deputato Giandiego Gatta ha proposto alcuni punti per trovare una soluzione alla difficoltà di richiedere una doggy bag e superare la vergogna di “chiedere gli avanzi”. 

Ecco alcune delle sezioni chiave dell’intervento che si vorrebbe attuare sul tema:

  • Tutte le attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, gli esercizi di ristorazione commerciale e gli esercizi di ristorazione con consumazione in loco sono obbligati a mettere a disposizione dei propri clienti contenitori riutilizzabili o riciclabili che, nel rispetto delle norme igienico sanitarie, consentano di portare via cibi o bevande non consumati in loco. La cauzione deve essere proporzionata al valore dei contenitori e devono esserci informazioni sufficienti.
  • In caso di mancato rispetto degli obblighi si applica nei confronti del ristoratore la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da € 25 a €125.
  • Il contenitore riutilizzabile o riciclabile può essere fornito direttamente dal consumatore, purché esso rispetti le norme igienico-sanitarie.
  • Un apposito cartello informativo collocato all’interno dei locali informa il consumatore finale sulle regole per la pulizia e l’idoneità dei contenitori riutilizzabili o riciclabili. In tale caso, il consumatore è esclusivo responsabile dell’igiene e dell’idoneità del contenitore.
  • Il consumatore può rifiutare di portare via cibi e bevande non consumati in loco.

 

Cosa ne pensi? Ne hai mai utilizzata una? La chiameresti in un altro modo? Diccelo nei commenti!